I sottoscritti VILLECCO CALIPARI, AMICI, LENZI, GASBARRA chiedono di interpellare il Lavoro e Politiche sociali con delega alle Pari opportunità per sapere; premesso che: la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne; le notizie di cronaca continuano a riproporre quotidianamente notizie di donne uccise sottolineando che il fenomeno della violenza maschile sulle donne delinea un dramma umano e sociale che molto spesso si consuma all’interno delle mura domestiche, nei nuclei familiari e nella sfera degli affetti e che sollecita iniziative urgenti per la prevenzione e la protezione delle donne e minori che molto spesso vi sono coinvolti; Ad oggi gli unici dati degli omicidi di donne commessi da uomini sono raccolti dalla stampa nazionale e locale e dalle organizzazioni e associazioni specializzate nella lotta contro la violenza sulle donne. Dall’inizio del 2012 ci sarebbero stati almeno 107 i casi di femminicidio senza contare le vittime collaterali, di cui di seguito si fanno i nomi e i cognomi:
Dai dati Eures-Ansa si riporta che gli omicidi di donne per mano di mariti ex coniugi e conviventi sono in aumento. Dai dati tratti dallo studio “Il costo di essere donna. Indagine sul femminicidio in Italia”
promosso dalla Casa delle Donne di Bologna si evidenzia il crescere dell’emergenza. Nel 2006 i femminicidi furono 101, nel 2007 107, nel 2008 112, nel 2009 119 mentre nel 2010 127. Va comunque considerato che, non trattandosi di dati ufficiali, c'è un rilevante «sommerso» che riguarda, ad esempio, i delitti di donne vittime della tratta o legate al mondo della prostituzione, donne senza permesso di soggiorno la cui eventuale scomparsa non viene denunciata, a meno che non venga ritrovato il corpo della vittima; i suicidi indotti provocati da episodi di violenza; La violenza di genere è un problema non di oggi ma strutturale, ed emergeva già molto chiaramente nel 2007 nell’unica ricerca specifica effettuata dell’ISTAT, “Violenza e maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia”. Nella ricerca si evidenziava molto chiaramente che nel 2006 erano 6 milioni e 743 mila le donne dai sedici ai settant'anni vittime di molestie o violenze fisiche sessuali nel corso della vita (una donna su tre tra i 16 ed i 70 anni); che circa 1 milione di donne era stata vittima di stupri o tentati stupri (il 4,8 per cento della popolazione femminile globale); il 14,3 per cento delle donne aveva subito almeno una violenza fisica o sessuale dal proprio partner; il 24,7 per cento delle donne aveva subito violenze da un altro uomo, mentre 2 milioni e 77 mila donne avevano subito comportamenti persecutori (stalking) dai partner al momento della separazione; sono diversi gli atti di indirizzo e controllo presentati da Deputati del Partito Democratico nei quali si faceva esplicita richiesta al Governo, visti i crescenti e terribili fatti di cronaca, di dare concretamente una piena e vera attuazione, anche finanziaria, al Piano Nazionale Antiviolenza, di investire in una rete integrata di politiche rivolte alla prevenzione, alla protezione e alla persecuzione dei reati, di dare un inquadramento giuridico chiaro e di potenziare anche con finanziamenti adeguati i centri antiviolenza. Centri che non sono presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale, che negli anni hanno subito tagli pesantissimi e che al momento sopravvivono grazie a finanziamenti una tantum che ne possono garantire, inevitabilmente, un’operatività limitata; secondo le conclusioni e raccomandazioni (punti 91 e 92) del Rapporto sull’Italia della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze, Rashida Manjoo, reso pubblico il 15 Giugno 2012: “Sono stati fatti sforzi da parte del Governo per affrontare il problema della violenza contro le donne, inclusa l’adozione di leggi e politiche e la creazione e fusione di enti governativi responsabili per la promozione e protezione dei diritti delle donne. Ma questi risultati non hanno ancora portato una diminuzione della percentuale di femminicidi o si sono tradotti in un reale miglioramento della vita di molte donne e bambine, in particolare delle donne Rom e Sinti, delle donne migranti e delle donne diversamente abili”. Mentre nel punto 92 si afferma che: “Nonostante le sfide dell’attuale situazione politica ed economica, gli sforzi mirati e coordinati nell’affrontare la violenza contro le donne attraverso l’uso pratico e innovativo di risorse limitate, questa necessità rimane una priorità. I livelli alti di violenza domestica, che contribuiscono ai livelli in crescita di femminicidi, richiedono una attenzione seria”. secondo gli interroganti appare assai evidente la relazione che lega l’aumento dei femminicidi e della violenza sulle donne e la crescente riduzione delle risorse messe a disposizione dai diversi livelli di governo ai servizi diretti e indiretti, di prevenzione, protezione e contrasto alla violenza; nel 2011 il Comitato CEDAW nelle raccomandazioni rivolte all’italia (n.26/2011) si definiva “preoccupato per l’elevato numero di donne uccise da prtner o ex partner (femminicidi) che potrebbe indicare il fallimento delle autorità dello Stato nella protezione delle donne vittime di violenza…”. nel 2012 l’Italia è scesa dal 74° all’80° posto – dopo il Ghana e il Bangladesh – nella classifica del Gender Gap Report sulla condizione della donna nel mondo, stilata dal World Economic Forum; il 27 settembre 2012, dopo più di un anno dalla sua approvazione da parte del Consiglio d’Europa, il Governo ha firmato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Al momento il Governo, nonostante l’evidente urgenza, non ha ancora presentato un proprio disegno di legge per la ratifica della Convenzione, mentre il Partito Democratico ha depositato un disegno di legge, sia alla Camera dei Deputati a prima firma On. Mogherini, che al Senato a prima firma Sen. Finocchiaro:- se non ritenga d’intervenire tempestivamente, anche tenendo conto delle raccomandazioni del Comitato CEDAW e della relatrice Speciale dell’ONU, con misure immediate ed urgenti al fine di contrastare e prevenire efficacemente il crescente dramma del femminicidio e della violenza contro le donne e quali misure abbia individuato al fine di fronteggiare quella che i fatti dimostrano essere una vera e propria emergenza democratica oltreché sociale e una sistematica violazione dei diritti umani in Italia; se il numero di femminicidi avvenuti nel 2012 denunciato dalle organizzazioni e dalla stampa corrisponda al vero, se esista una raccolta ufficiale di questi dati, se esista un coordinamento fra i diversi ministeri nella raccolta dei dati statistici sulla violenza sulle donne e sui casi di femminicidio e se non ritenga opportuno, vista la gravità dell’emergenza attivarsi affinché l’Istat coordini ed elabori un rapporto statistico periodico sulla base delle schede predisposte da ogni amministrazione periferica e dallo Stato al fine di avere un quadro dettagliato, specifico e organico sulla violenza ai danni delle donne e sul femminicidio.