Il 27 aprile del 1937 moriva a Roma Antonio Gramsci. Uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento, tra i fondatori del Partito Comunista italiano e fondatore dell’Unità. Nato nel 1891 ad Ales (Oristano), Gramsci fu un pensatore dal talento multiforme. Giornalista, filosofo e politico, venne eletto in Parlamento nel 1924. Arrestato nel 1926, trascorse nelle prigioni fasciste i successivi 11 anni. Tra il 1929 e il 1935 scrisse i 32 Quaderni dal carcere, opera fondamentale per la sua lucidissima analisi dell’Italia e dei suoi problemi, nonché per la ricchezza dei temi trattati. Scarcerato il 21 aprile 1937 per le sue gravissime condizioni di salute, Gramsci morì sei giorni a Roma dopo per emorragia cerebrale.
“Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini”
Antonio Gramsci, lettera alla madre, 10 maggio 1928