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Carapella: Bene ripresa Alitalia, ma Cai resta fuorilegge: violate anche le norme sulle parità

Di
Redazione PD Lazio
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“Mentre i vertici della Nuova Alitalia continuano a rallegrarsi per i magnifici risultati raggiunti dalla compagnia di bandiera Cai, confermati oggi anche da Adr, non si contano le discriminazioni perpetrate a carico dei lavoratori precari e cassintegrati lasciati fuori dal perimetro aziendale e le palesi violazioni di normative nazionali. Oltre a quella della legge 68/99 sul collocamento obbligatorio dei lavoratori disabili che di per sé comporterebbe la revoca della licenza di volo alla Cai – ma né Governo né Enac sembrano preoccuparsene - gli accordi che hanno consentito la nascita della Nuova Alitalia hanno bellamente ignorato anche quanto previsto dalla legge 903/77 in tema di parità di trattamento fra uomini e donne in materia di lavoro. All’articolo 4 si stabilisce infatti, per le donne, la possibilità di proseguire l’attività lavorativa oltre il limite minimo dell’età pensionabile per garantire la parità di condizioni con i loro colleghi uomini”. E’ quanto denuncia il Presidente della Commissione Lavori Pubblici e Politiche per la Casa alla Pisana, Giovanni Carapella che ha incontrato una delegazione del Comitato “Donne di volo e Donne di Terra” delle aziende ex gruppo Alitalia.
“A seguito degli accordi sottoscritti, viene di fatto negata alle lavoratrici ex Alitalia oggi in cassa integrazione la possibilità di proseguire nel godimento degli ammortizzatori sociali oltre il compimento dell’età minima pensionabile, concessa invece ai loro colleghi uomini. E’ così che 250 lavoratrici di volo e 300 di terra – prosegue l’esponente PD - sono costrette a un pensionamento coatto già deliberato sulla base di una impropria applicazione delle normative pensionistiche e quindi destinate a ritirarsi dal lavoro a prescindere da età contributiva, professionalità, qualifiche e merito, ma solo sulla base dell’appartenenza di genere.
Un’altra palese discriminazione legata alla vicenda Alitalia cui consegue un danno economico evidente che va a penalizzare una categoria già fragile ed esposta sul cui conto sono state fatte pesare anche le assenze per maternità o per motivi legati al lavoro di cura familiare.
La conferma della ripresa economica di Alitalia – conclude Carapella - deve essere l’occasione per riportare al lavoro una parte di quelle 7mila persone escluse e messe in cassa integrazione e superare insopportabili discriminazioni e inammissibili violazioni della legge, come quelle in materia di disabilità e parità di genere”.

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