"Quello che è successo nel Lazio è di una gravità tale che il comunicato "ufficiale" dell'area Marino è poco più che un pannicello caldo. E' successo che un'inedita alleanza fra Riccardo Milana, Nicola Zingaretti, Lucio D'Ubaldo, Claudio Mancini e Fabio Ciani ha prodotto un listino in cui il Pd è sostanzialmente rappresentato solo dai loro fedeli. Un ballerino indicato da Milana, un uomo di stretta osservanza del potente presidente dell'autorità aeroportuale del Lazio che in cambio garantirà voti a Claudio Mancini, la manager dell'Ares 118, indicata da Nicola Zingaretti in maniera da portare voti a Enzo Foschi. Più la Di Liegro, vera foglia di fico e un altro illustre sconosciuto indicato dal senatore D'Ubaldo che si dimostra ancora il più bravo nelle sordide partite di poker che si giocano nel Pd. Questa è la verità. Altro che riscossa della società civile. Abbiate almeno il pudore di non prenderci in giro.
Questo ha comportato anche l'esclusione dal listino di Luisa Laurelli. I presunti innovatori ora gridano allo scandalo per questa nostra proposta. Dicono che sarebbe stato scandaloso candidare due volte la stessa persone nel listino. E perché ricandidare gente che sta in consiglio regionale da 15 anni come lo chiamate? E perché candidare dirigenti di società regionali che in questi anni hanno assunto centinaia di persone senza regole sarebbe l'innovazione? Luisa, che ho criticato anche aspramente quando i suoi atteggiamenti non mi convincevano, rappresenta un punto di riferimento certo per tante associazioni, cittadini, prefetti, dirigenti delle forze dell'ordine impegnati ogni giorno nella lotta alla mafia. L'ho vista al lavoro, come ho visto al lavoro tanti consiglieri regionali il cui unico prodotto in questi anni stata la legge sul gioco della ruzzola o poco più. Loro stanno in lista, ben protetti, Luisa no. Abbiamo politici ultrasessantenni puntualmente ricandidati e protetti malgrado abbiano combinato disastri in tutte le posizioni che hanno ricoperto. Abbiamo concorsi in cui la metà dei vincitori sono portaborse, ma i responsabili di questo sfascio siedono tranquillamente in parlamento europeo e in consiglio regionale.
Se non bastasse segnalo che a Viterbo il prode segretario regionale, nonché presidente della Provincia non si è ricandidato. La coalizione è spaccata, ci sono ben due liste del Pd, in cui, complessivamente, ci sono appena 10 donne su 48 candidati. Di fronte a questo il rinnovamento sarebbe escludere Laurelli dal listino. Ma fatemi il piacere. Di fronte a questo cosa fa l'area Marino: invia un flebile comunicato in cui manco osiamo chiedere le dimissioni di Mazzoli, notaio certificatore della santa alleanza che sgoverna il Pd del Lazio. No, ritiriamo i nostri esponenti dalla segreteria regionale e romana del Pd.
Non basta. Io sono pronto non solo a dimettermi, ma a occupare il regionale. Subito, adesso non dopo le elezioni. Andiamo alla sede nazionale e facciamo un sit-in, bracchiamo Bersani fino a quando non lo facciamo sedere a un tavolo per discutere. Chiedo atti forti, che facciano capire davvero che con Mazzoli segretario e Milana al comitato Bonino non solo non si vince, ma si prende una botta senza precedenti. E che nessuno mi inviti a essere responsabile. Lo siamo stati anche troppo ingoiando rospi che un elefante pare un topolino al confronto. Chiedo le dimissioni di Meta e Marino dal comitato politico nazionale, le dimissioni di tutti gli esponenti dell'area Marino dalle cariche esecutive che ricoprono nel Pd, chiedo le dimissioni dei vicecapigruppo alla Camera e al Senato. Chiedo l'immediata convocazione dell'assemblea regionale per discutere il programma del Pd e cacciare Mazzoli a calci nel culo. Le mie dimissioni da un organismo inutile e pletorico sono un atto formale, ipocrita e senza coraggio. Altro che dimissioni, qua serve una rivolta". Lo dichiara in una nota Michele Cardulli, dell'esecutivo regionale del Pd del Lazio.