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PREMESSA
1. LE DONNE COME RISORSA PER IL PAESE E PER IL PARTITO
1.1 Regressione culturale nelle relazioni tra i sessi e nei diritti
1.2 Il pensiero delle donne come strumento unificante e di sintesi
2. RUOLO E COMPITI DELLA CONFERENZA
2.1 La conferenza come luogo di elaborazione delle politiche
2.2 La formazione e la politica dei quadri
2.3 Istituzioni, rappresentanza femminile
3. PER UNA MAGGIORE PARTECIPAZIONE DELLE DONNE ALLA VITA SOCIALE ED ECONOMICA DEL PAESE
3.1 Accesso al lavoro, precarietà e vita privata
3.2 Lavoro e carriere, imprenditoria femminile
3.3 Le nuove italiane
3.4 Le famiglie
3.5 Welfare e salute
PREMESSE
Premesso che la Presidenza della Conferenza ha carattere transitorio e temporaneo nella definizione del percorso che condurrà alla elezione della Portavoce e alla costituzione dei gruppi di lavoro, con questo primo documento politico s’intende dare alla Conferenza delle donne del PD del Lazio
• alcuni orientamenti di carattere politico e culturale che consentono la sua definizione nell’agire politico e la guidino nel promuovere iniziativa politica
• il compito di promuovere la costituzione delle Conferenze Provinciali della Regione per consentire la più alta partecipazione ed elaborazione politica di tutti territori anche all’interno dei Gruppi di lavoro
• carattere di riconoscimento territoriale anche attraverso appuntamenti itineranti.
1. LE DONNE COME RISORSA PER IL PAESE E PER IL PARTITO
La prospettiva da cui parte la costituzione della Conferenza delle donne si avvale dell’elaborazione delle donne impegnate sul territorio, nelle istituzioni, nel mondo dell’associazionismo, del lavoro, dell’economia e della cultura.
La Conferenza si propone di superare una visione rivendicativa, che individua nella donna principalmente l’oggetto destinatario di specifiche tutele e politiche, che pure necessitano in una lettura di genere della società, considerando il principio della presenza paritaria delle donne nella politica, nelle istituzioni, nell’economia, nel lavoro, nella cultura, come risorsa propulsiva e agente di cambiamento, capace di un contributo decisivo per condurre il Paese fuori dalla crisi economica e sociale e rimettere in moto dinamiche virtuose che garantiscano mobilità sociale e merito, sviluppo ed equità, centralità dell’etica nella politica.
1.1 Regressione culturale nella relazione tra i sessi e nei diritti
Oggi spesso le ragazze occupano la scena pubblica, ma è quella delle immagini televisive, in cui si offrono solo corpi. Mentre molti diritti vengono lesi nella sostanza e nella forma, così come il diritto al lavoro e allo studio e ad una vita dignitosa per le anziane e gli anziani, e si assiste alla degenerazione del modello di relazione tra uomini e donne. I recenti scandali ormai reiterati che coinvolgono la classe dirigente del centro destra e questo governo e il Presidente del Consiglio in prima persona e il messaggio lesivo della dignità femminile propagandato per decenni dalle televisioni ledono l’immagine del Paese, delle istituzioni e delle donne italiane riducendole ad una macchietta, e sviliscono il ruolo e l’impegno delle donne in politica. Per questo la Conferenza aderisce alla Manifestazione “Se non ora quando?” del 13 Febbraio. In una democrazia degna di questo nome nessuno tollererebbe questa quotidiana offesa alle donne.
Il Governo non riesce ad affrontare la crisi economica che sta attraversando questo Paese, nonostante gli strumenti del sapere e della conoscenza delle donne, per prime, siano le vere risorse da implementare in tale senso.
E’ altresì necessario promuovere un fecondo rapporto con il mondo accademico, anche stimolandolo a promuovere analisi e progettualità con le studiose e gli studiosi che hanno innovato non solo le ricerche di gender, ma anche le tematiche delle discipline più diverse dalla storia alla politica, dall’epistemologia all’economia.
1.2 Il pensiero delle donne come strumento unificante e di sintesi
E’ quella parte del nostro Paese che rifiuta il degrado culturale, istituzionale e valoriale a richiedere che le donne assumano un ruolo di governo che risponda alla presenza, al lavoro, alle competenze e alla creatività che le donne già hanno nella società.
La Conferenza ha l’ambizione di ricercare, a partire dall’esperienza delle donne, una sintesi valoriale e di contribuire all’agenda politica del partito, teso a dare un apporto alla crescita democratica del partito stesso. Si propone di lavorare in uno schema aperto, libero per affrontare i bisogni che avanzano dalla società civile, con coraggio intellettuale, spirito d’innovazione e proposta politica d’intervento.
La Conferenza si impegna a dare effettiva attuazione al principio di laicità a tutti i livelli di indirizzo e di governo del PD, nel riconoscimento di tutte le sensibilità.
2. RUOLO E COMPITI DELLA CONFERENZA
La Conferenza promuove la condivisione delle tematiche all’ordine del giorno della politica nazionale, non esclusivamente di genere, in un confronto continuo con gli uomini e con le giovani e i giovani del nostro Partito e ne promuove la diffusione all’esterno, tenendo conto delle espressioni territoriali di tutte le 5 Province della Regione.
La Conferenza delle donne come luogo di Elaborazione Politica aperto al libero confronto su tematiche che riguardano l’intera società, dalla politica economia, al lavoro e alla cultura, dando un contributo di genere. Lontane da ogni autoreferenzialità.
La Conferenza dovrà trovare modi e strumenti efficaci e efficienti di comunicazione per poter portare all’esterno la propria Elaborazione Politica.
2.1 La conferenza come luogo di elaborazione delle politiche
La presenza paritaria delle donne nel Partito non consente automaticamente una lettura delle dinamiche sociali ed economiche in un’ottica di genere che sia frutto di un percorso condiviso e di scambio tra le donne. La Conferenza come luogo di elaborazione quindi dovrà contribuire a cogliere tutta la complessità dell’agire politico e garantire la promozione di iniziative capaci di rispondere ai bisogni concreti delle persone, donne e uomini, giovani e anziani per un modello sociale inclusivo e di sviluppo. La lettura di genere della realtà si avvale della categoria della complessità, delle relazioni e dell’affettività, che offrono un terreno di avanzamento della politica.
La conferenza intende prestare attenzione ai rapporti tra le generazioni di donne e promuovere una visione comune, che aiuti le donne più adulte a riconoscere ed interpretare valori e stili di vita che cambiano e che offra alle nuove generazioni un terreno di sedimentazione di esperienza, ricerca interiore e consapevolezza; come precondizioni allo sviluppo dell’autonomia.
E’ necessario rendere prioritaria la questione ambientale in quanto legata allo sviluppo sostenibile dei nostri territori. La Conferenza quindi condivide l’idea di uno sviluppo sostenibile e ecocompatibile, che favorisca l’occupazione e che garantisca il mantenimento degli standard europei per le politiche ambientali.
2.2 La formazione e la politica dei quadri
La Conferenza sente la responsabilità culturale nella formazione delle donne e in particolare delle giovani in politica. Si adopera nella proposta di percorsi formativi e di crescita, utili ad orientare ad un modello condiviso nella costruzione del consenso, al lavoro in squadra e alla leadership politica e di direzione. Una formazione che contribuisca ad accrescere la presenza delle donne nel partito e nelle istituzioni, concependo tale presenza non solo come avanzamento individuale, ma come contributo collettivo delle donne al Partito e al Paese.
Perché la società tutta ha bisogno di un risveglio culturale che porti ad una nuova solidarietà tra donne contro l’individualismo imperante della nostra epoca.
In controtendenza a questo modello, si contrappone la costruzione di contenuti come prerequisiti ad ogni agire politico, dando così un contributo alla realizzazione di un’etica della politica nella costruzione delle candidature.
2.3 Istituzioni, rappresentanza femminile
La Conferenza si impegna a promuovere e sostenere la partecipazione femminile alla vita politica e istituzionale nel rispetto della regola del 50 e 50 in tutti gli organismi collegiali dando un contributo di elaborazione politica e culturale e promuovendo iniziative al riguardo, in prima istanza sostenendo una nuova proposta elettorale che salvaguardi la parità di genere non solo in termini di candidature ma soprattutto di numero di elette.
La trasparenza nelle nomine, la parità di genere negli incarichi, il riconoscimento del merito e delle competenze (anche attraverso la pubblicizzazione dei curricula) oltre ad essere applicate nelle decisioni del nostro Partito, vanno chieste anche alle amministrazioni di centro-destra, come pratica politica da promuovere e diffondere. Occorre quindi promuovere un preciso impegno del PD per riformare le leggi elettorali, a partire da quella per l’elezione del Parlamento nazionale, affinché contengano norme di garanzia per una democrazia paritaria. Riscontrando come siano poche le elette a tutti i livelli nella regione, va sostenute la proposta di modifica della legge elettorale della Regione Lazio.
La Conferenza si impegna a seguire e sostenere la legge sulla rappresentanza femminile nei Consigli di Amministrazione portando avanti anche qui la linea della trasparenza, del merito e delle competenze.
3. PER UNA MAGGIORE PARTECIPAZIONE DELLE DONNE ALLA VITA SOCIALE ED ECONOMICA DEL PAESE
3.1 Accesso al lavoro, precarietà e vita privata
La Conferenza deve avere come priorità nella sua agenda le politiche attive del lavoro, il precariato, la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e un welfare efficace e compatibile con le esigenze delle cittadine e delle famiglie. In termini di reddito l’Istat rileva come nel 2009 oltre il 15% delle famiglie italiane viva in condizioni di povertà. La povertà coinvolge quelle famiglie, soprattutto al Sud, dove l’occupazione femminile è molto sotto la media nazionale, già lontana dall’Obiettivo di Lisbona (60%); le famiglie monoreddito; gli anziani e le famiglie numerose.
Gli studi più recenti degli organismi internazionali rilevano che i paesi caratterizzati da una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro sono quelli che otterrebbero dall’aumento dell’occupazione femminile e da una maggiore flessibilità organizzativa del mercato del lavoro e del welfare, un maggior vantaggio in termini di crescita. Per l'Italia, la situazione attuale del mercato del lavoro femminile si presenta estremamente debole. Il lavoro femminile non è più un ostacolo alla natalità; anzi, è dimostrato che oggi nei paesi avanzati, a differenza di quanto avveniva in passato, se le donne hanno meno opportunità di occupazione fanno meno figli. Viceversa, la fecondità è maggiore nei paesi ad elevata occupazione femminile. Gli studi sottolineano che i paesi con i tassi d’occupazione più bassi e con un tasso di natalità inferiore sono quelli che hanno una copertura di servizi più bassa, che presentano una minore disponibilità dei padri a prendere congedi parentali, e dove le donne hanno un maggior carico di lavoro domestico, e dove è più bassa la condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne.
3.2 Lavoro e carriere, imprenditoria femminile
Un altro ambito socioeconomico di sviluppo professionale in cui sono misurate e si misurano con successo oggi le donne - ambito largamente riconosciuto come fondamentale nella crescita del PIL - è l’imprenditoria, cosiddetta femminile.
Alla luce delle difficoltà legate alla pesante crisi economica che attraversa il nostro Paese è indispensabile implementare tutte le azioni e le strategie tese alla creazione e allo sviluppo dell’imprenditoria femminile. Le imprese femminili evidenziano la necessità di maggior accesso al credito e richiedono azioni di sostegno alla creazione d’impresa, e più dettagliatamente:
- riconoscimento del merito;
- trasparenza nell’erogazione dei finanziamenti pubblici;
- sostegno a credito d’imposta;
- sostegno alla cultura imprenditoriale femminile;
- contributi allo start up, accesso al credito agevolato;
- nuova imprenditoria nei servizi;
- diffusione delle buone pratiche, azioni di mentoring attraverso sensibilizzazione.
Il legame stretto tra l’investimento sulla produttività materiale e immateriale della risorsa femminile è ormai sostenuto da un’ampia letteratura economica, dal filone del womeneconomics allo studio dell’incidenza del “Fattore D” sul benessere sociale.
La Conferenza si impegna a riprendere la discussione intorno alle cinque proposte di Legge del Partito Democratico per l’occupazione femminile:
• Proposta di legge per la parità di accesso agli organi di amministrazione delle società quotate, assegnata e incardinata alla Commissione finanze
Impone alle società quotate una composizione dei CDA e dei collegi sindacali che preveda una percentuale di almeno il 30% del genere meno rappresentato, a partire dai sei mesi successivi all’approvazione della legge. Le società non adempienti saranno sanzionate secondo il regolamento CONSOB. L’obbligatorietà della percentuale del 30% si intende valida per tre mandati.
• Proposta di legge per introdurre detrazioni in favore delle madri lavoratrici e detrazioni per spese di assistenza e cura dei figli minori e di assistenza delle persone non autosufficienti
Prevede per le famiglie la detrazione delle spese documentate e sostenute per i servizi di assistenza e cura di figli minori, comprese le rette relative alla frequenza degli asili nido, nonché di persone non autosufficienti.
• Proposta di legge per l’introduzione dei congedi di paternità obbligatori
Introduce l’obbligatorietà di 4 giorni di congedi di paternità contestualmente alla nascita dei figli, su modello dei daddy days inglesi. Sono previste ulteriori misure per suddividere il carico della cura dei figli tra padri e madri, come l’introduzione del congedi parentali orizzontali per i primi 3 anni di età dei figli e un periodo di 15 giorni aggiuntivi rispetto ai 5 mesi di maternità obbligatori e pagati al 100 % dello stipendio nel caso sia il padre a usufruirne.
• Proposta di legge per introdurre credito di imposta per le microimprese che assumano genitori con figli a carico inferiori agli 8 anni e che siano disoccupati da almeno 3 anni
Prevede un credito d’imposta per l’intero ammontare del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti in conseguenza dell’assunzione di lavoratori che abbiano figli minori di 8 anni a carico e che siano disoccupati da almeno 3 anni.
• Studi di settore fermi per i primi due anni di maternità
Lo studio di settore è un metodo informatizzato a base statistica per il calcolo dei ricavi o dei compensi presunti per l’attività di ogni singola impresa o professionista. Questa proposta mira ad abolire gli studi di settore nei due anni successivi al primo parto. Si tratta di una forma di tutela per le libere professioniste che, nel periodo successivo alla maternità, subiscono una inevitabile contrazione dei propri introiti.
3.3 Le nuove italiane
Siamo di fronte ad una società ed a una regione che cambia, perché sempre più l’Italia è diventato un Paese di immigrazione. Le nuove italiane e i nuovi italiani sono vicini a noi nei posti di lavoro, nelle attese alle asl, nei consigli di classe, all’uscita di scuola dei nostri bambini. In Italia, e ancora di più nel Lazio, i flussi migratori femminili sono cresciuti e continueranno a crescere, per via dell’economia che punta sui servizi e per via dei ricongiungimenti familiari. Le donne migranti, molto spesso, hanno consentito la nostra emancipazione e la nostra conciliazione fra lavoro e famiglia. Le donne italiane e le nuove italiane sono chiamate ad essere le costruttrici e le protagoniste autorevoli della convivenza. Dobbiamo costruire un patto tra noi e loro, per costruire una società migliore per noi e per le future generazioni. E facilitare l’accesso alla cittadinanza per le seconde generazioni.
3.4 Le famiglie
I dati mostrano che i padri italiani hanno un livello di partecipazione alla cura dei figli e al lavoro familiare tra i più bassi in Europa. In sintesi: rapporti di genere asimmetrici, scarsa presenza delle donne nel mercato del lavoro e contemporaneamente bassa fecondità, politiche sociali deboli sono i fattori che contraddistinguono la situazione italiana rispetto a quella di molti altri paesi europei.
Le due direzioni in cui procedere per cercare di avvicinare la condizione delle donne italiane a quella europea sono: a) la condivisione alla pari del lavoro domestico e di cura dei figli tra donne e uomini e b) lo sviluppo di servizi di alta qualità per la prima infanzia e per le famiglie. Dall’Unione europea arriva la proposta di legge per il congedo obbligatorio ai padri, tenendo presenti le specificità italiane che prevedono ancora forti differenziali salariali e che con i congedi obbligatori ai padri si rischia di mettere le famiglie in serie difficoltà economiche. Si tratta comunque di un atto concreto verso la parità occupazionale tra uomo e donna teso ad una nuova consapevolezza sia sociale che economica del ruolo delle donne.
L’Italia necessità di una politica organica per le famiglie che metta insieme politiche fiscali, sociali, e del lavoro in una ottica innovativa e che miri a ridiscutere e riequilibrare il ruoli delle famiglie stesse, sostenendole con una rete di servizi rispondente alle nuove esigenze e alla trasformazioni della società in atto. Sulle famiglie grava l’onere di un welfare inefficiente e non rispondente alle attuali esigenze delle donne e degli uomini, soprattutto alla luce dell’invecchiamento della popolazione.
La Conferenza delle donne si impegna quindi a sollecitare il partito ad approfondire e promuovere l’analisi e la proposta politica su queste tematiche e le istituzioni ad ammodernare ed adeguare il welfare verso una migliore qualità della vita. Concentrare la pratica politica sulla quotidianità delle persone favorisce il consenso e promuove la buona politica.
La Conferenza rilevando l’alto numero di violenze sulle donne in famiglia si impegna a promuovere strutture di tutela e accoglienza delle vittime nel territorio regionale e a sviluppare e sostenere una cultura basata sull’eguaglianza, sul rispetto delle differenze.
3.5 Welfare e salute
Oggi le donne hanno problemi nuovi e più gravi rispetto agli uomini. A partire dalla solitudine e dall’insicurezza. Cambiano dunque le malattie femminili e abbiamo di fronte una necessità d’interventi specifici. In una società che si modifica con un aumento di separazioni e divorzi o mancanza di lavoro o pensione, di cui le donne subiscono in maniera più forte le ripercussioni, è chiaro che cambiano le patologie. L’alcolismo coinvolge il 7% delle donne italiane ed arriva in alcune regioni all’11%, la depressione si sviluppa nel 25%, seguono disturbi alimentari e a causa del fumo. Accanto a ciò si stima una bassa attività di prevenzione. E se un uomo a 65 anni ha l’85% di possibilità di trascorrere la vecchiaia in buona salute, per le donne della stessa età scende tali possibilità scendono al 63%. La cura e la salute della donna intesa come benessere psico-fisico necessita particolare attenzione e la Conferenza intende promuovere un osservatorio locale su queste tematiche che intrecciano la dimensione sociale ed economica, con quella propriamente medico-scientifica.
Inoltre, di fronte ad un continuo ridimensionamento economico e culturale delle politiche di welfare la Conferenza si impegna a riconsiderare le tematiche legate alla disabilità, alla non autosufficienza e al disagio sociale, perché il partito affronti tali temi con nuova proposta politica e maggiore incisività.
La Conferenza delle donne PD del Lazio denuncia
- l'inammissibile tentativo delle forze ora al governo nella Regione Lazio, di annullare - nello spirito e nella prassi operativa - una delle più emblematiche conquiste della società civile che, nel Lazio, si è realizzata con la legge 15/76 (istitutiva di quella nazionale 405/76) che ha costituito i Consultori Famigliari definendoli “Servizio di assistenza alle famiglie e di educazione alla maternità e paternità responsabili”.
La proposta Tarzia rappresenta non solo un attacco alla sanità pubblica, ma un attacco culturale e materiale alle scelte di vita e alla libertà delle donne.
La Conferenza è impegnata ad intervenire sulla messa in discussione dei Consultori familiari e sulle criticità derivanti dalla carenza numerica dei Consultori nel territorio romano e laziale in attuazione di quanto stabilito dalla legge in vigore (uno ogni 20.000 abitanti) e in riferimento all'insufficienza di fondi per mettere il servizio in condizione di far fronte alle aumentate esigenze di una società in continuo mutamento.
- il tentativo di snaturare e ridimensionare gli organismi di parità e nello specifico la Consulta Femminile Regionale del Lazio attraverso l’esclusione di importantissime associazioni femminile, professionali e forze sociali inserendo invece associazioni prive di alcuna finalità tesa alla promozione del ruolo della donna nella società.
Questo documento, dunque, è solo l’inizio di un lavoro comune che si svolgerà all’interno dei gruppi di lavoro della Conferenza.