“Chiediamo al governo di intervenire per mettere in campo ogni iniziativa che obblighi Roma Capitale e la Regione Lazio a 'sbloccare' i crediti verso le imprese”. E’ questo il senso dell’interrogazione inviata dal segretario del Pd del Lazio, Enrico Gasbarra e dal deputato Pd, Marco Causi membro della commissione Finanze della Camera, al ministro dell’Economia, Vittorio Grilli e al ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera. “Il Lazio e Roma in questi ultimi tre anni hanno visto la pressione fiscale più alta d'Italia grazie alle politiche messe in campo dai governi che guidano la Capitale e la Regione e - scrivono i due parlamentari del Pd - nel contempo una totale assenza di politiche di concertazione e di politiche anti-crisi che potessero riaccendere il motore di un'area che è più grande dell'Irlanda. Il ritardo cronico dei pagamenti e in particolare i crediti che circa 14.700 imprese vantano nella nostra regione con la Pubblica Amministrazione e in particolare con Roma Capitale e con la Regione Lazio per una stima complessiva pari a 10 miliardi di euro, è assolutamente insostenibile”. “Il decreto poi tramutato in legge (135/2012) messo in campo dal governo Monti è stato completamente disatteso. Il progetto di sbloccare i crediti delle imprese con le Amministrazioni pubbliche per riaccendere così il motore di un sistema produttivo come quello 'romano', fino a pochissimi anni fa a quattro ruote motrici e ridotto oggi ad essere trainato dai fondi della Cassa integrazione cresciuta del 327%, è rimasto lettera morta”. “Il sistema produttivo del Lazio – spiegano Gasbarra e Causi – ha superato (11%) per la prima volta il dato nazionale mentre a Roma il saldo del numero di imprese del terzo trimestre 2012 è il peggiore dal Dopoguerra. Roma Capitale ha portato ogni tariffa comunale al livello massimo, conquistando il drammatico primato, tra le città d'Italia, per carico fiscale su ogni cittadino (in media 3.042 euro) così come sulle imprese. L’ultimo Consiglio dei Ministri ha giustamente recepito la direttiva 'Late Payments' dell'Unione Europea 2011/7 che prevede che da gennaio 2013 le Amministrazioni pubbliche dovranno pagare entro 30 o al massimo 60 giorni. Ma l'attuale Amministrazione regionale - prosegue l'interrogazione - ha una media di pagamento pari a 420 giorni, le Aziende sanitarie superano i 240, mentre Roma Capitale si ferma a quota 400 giorni. Purtroppo a causa di questi patologici ritardi, alle difficoltà del sistema del credito, il 38% delle imprese fallite nel 2011, a Roma e nel Lazio, ha avuto come causa principale proprio l'esposizione verso la pubblica amministrazione. Basti pensare che nel 2011 l'indebitamento della sola Regione Lazio è cresciuto del 7,36%, arrivando a 11,08 miliardi di euro. Verso i fornitori 7,6 miliardi (+11,5%). 'Non si può morire - come gridano le associazioni di categoria - di legalità', ma non si può perdere la sfida con la crisi e con i mercati nazionali ed internazionali per l’inedia di due Amministrazioni locali completamente paralizzate, che invece di essere in trincea al fianco di imprenditori e rappresentanze sociali sembrano alleate ad una crisi contro la quale forze civiche e politiche di opposizione, così come le organizzazioni sindacali e - concludono Gasbarra e Causi - le associazioni di categoria, tutte, hanno avanzato proposte, lanciato appelli, chiesto concertazione e di mettere in campo misure urgenti e moderne, ma senza essere ascoltati".