Angelo Di Carlo l’operaio che l’11 agosto si è dato fuoco nella notte in piazza del Parlamento, non si è suicidato , è morto bruciato dalla disperazione e dalla precarietà. E’ morto perche non reggeva l’espulsione dal lavoro che durava da mesi e dalla vergogna di non poter garantire al figlio, non tanto il futuro, ma nemmeno il presente. Di Carlo aveva solo 54 anni, troppo pochi per accettare la sconfitta, troppi per sperare di ritrovare un contratto. Il tragico epilogo della sua storia mi crea un grande disagio, un malessere profondo. Non è accettabile che la sua morte passi per un semplice fatto di cronaca. E’ molto di piu: il segnale che la crisi ha raggiunto picchi di devastazione sociale e umana di cui la politica fatica a prendere pienamente coscienza. L’autunno alle porte può produrre altre disperazioni, altri disoccupati, può annichilire il pensiero di presente e futuro a giovani e meno giovani. Il Lazio si presenta all’appuntamento con le difese bombardate, con interi e strategici comparti allo sbando: dalla sanità, ai trasporti, dai rifiuti, alla crisi di liquidità delle imprese grandi e piccole, con il ricorso alla cassa integrazione alle stelle. Spero che i principali rappresentati della Regione abbiano piena consapevolezza della tempesta economica e sociale che si profila all’orizzonte non si facciano troppo distrarre dalle manovre per le prossime elezioni che riguardano solo il loro personalissimo futuro. Alla famiglia, ma soprattutto al figlio di Angelo , va la mia solidarietà e vicinanza.