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Lavoro nero. Carapella: Aumenta la crisi diminuiscono i diritti

Di
Redazione PD Lazio
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Aziende o piccole imprese il più delle volte italiane, “caporali” sia italiani che stranieri e “nuovi schiavi” quasi sempre irregolari e privi di regolare permesso di soggiorno. È questa la catena del nuovo caporalato, dei “kapò”, come li chiamano adesso, di chi li organizza e di chi li protegge ed è questo il ritorno al passato a cui l’onda lunga della crisi sta portando interi comparti lavorativi a Roma e provincia, edilizia e agricoltura su tutti.

Anche 10 ore di lavoro per 30 euro a giornata, senza nessun diritto, senza nessuna tutela. Un fenomeno che si manifesta alla luce del giorno, lungo le consolari romane, davanti agli “smorzi” – uno su tutti quello di Tor di Quinto - o a luoghi prestabiliti, veri e propri parcheggi di uomini in attesa che la macchina o il pullmino di turno venga a fare l’offerta e a caricare chi ci sta.

Bene ha fatto la Provincia di Roma a non chiudere gli occhi di fronte a quello che si configura sempre più chiaramente come un vero e proprio mercato di schiavi, che in una volta sola offre “lavoro nero” e priva dei diritti e della dignità.

Offrire un corso di formazione contro gli incidenti, garantendo un rimborso di 50 euro, come ricompensa forfettaria per gli ingaggi persi, è un modo concreto e intelligente di fornire alle vittime predestinate del caporalato gli strumenti necessari per difendere anzitutto la propria salute e la propria sicurezza.

È un’iniziativa che andrebbe allargata e sostenuta assieme ad una serie di tutele e di garanzie per tutti coloro i quali, sfruttati e sottopagati, magari vittime di incidenti anche gravi, decidono di denunciare i caporali e i principali di quelle ditte che per operare sul mercato si servono dei lavoratori in nero, alterando le regole della concorrenza e mettendo in difficoltà le tante realtà imprenditoriali oneste e corrette.

L’attenzione su questo fenomeno deve rimanere alta, perché l’onda lunga della crisi non farà che incrementare tali fenomeni di sfruttamento, che se non contrastati, rischiano di minare le basi dell’economia locale e i fondamenti del vivere civile”. E’ quanto afferma il Presidente della Commissione Lavori Pubblici e Politiche per la Casa alla Pisana, Giovanni Carapella.

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