Cari compagni,
Ho appreso con molto rammarico, attraverso una lettera pubblicata da diversi siti internet,
della vostra decisione di lasciare i Giovani Democratici per confluire in Sel. Dico, con molto rammarico, per due ragioni.
Perché le vostre parole rappresentano una sconfitta per chi ha lottato per dare vita ad un organizzazione giovanile nel Partito Democratico, che contribuisse a costruire luoghi di militanza politica per le giovani generazioni.
Un’organizzazione giovanile autonoma per definizione, capace di dare un indirizzo politico chiaro a quella "linfa nuova", come voi la definite, affinché anche le scelte del Pd fossero condizionate dai nostri idee, liberi dai conflitti interni che a volte hanno condizionato il dibattito nel nostro partito.
Quindi, non avere trasmesso a voi la necessità di vivere i Giovani Democratici come una grande opportunità, come possibilità di costruire un luogo di elaborazione e di impegno autonomo, dentro il solco di ragionamento del Pd, mi lascia la sensazione di avere svolto il mio compito per metà.
La seconda ragione di rammarico è legata alla mancata possibilità di avere con voi un momento di confronto per maturare insieme questa decisione. Perché, quando si sceglie di lasciare un percorso politico e intraprenderne un altro, credo sia necessaria una lunga riflessione che avremmo dovuto e potuto fare assieme. Tanto più che solo una settimana prima della vostra fuoriuscita avete ritirato la tessera dei GD che prevede l’iscrizione contestuale al Partito Democratico, e quindi colpisce l’ambiguità di questo repentino cambio d’idea non condiviso con noi in un percorso di discussione comune.
Avremmo potuto farlo insieme, perché le ragioni che voi esplicitate nella vostra lunga lettera sono, alcune, oggettive difficoltà che riscontriamo giornalmente nell'attività territoriale.
La politica è responsabilità e impegno.
Non si possono assumere decisioni di questo genere senza costruire momenti di confronto più ampi per trovare soluzioni ai problemi che coinvolgano i dirigenti ma, soprattutto, i militanti e gli iscritti alla nostra organizzazione.
Perché, andando via, non avete pensato che avrebbe avuto senso aprire un dibattito più approfondito anche con chi la pensa diversamente da voi.
Allora, nell'apprendere la vostra decisione ho pensato prima di tutto a loro: ai Giovani Democratici di Tivoli, che hanno scelto di restare. A loro dico che vedo un partito impegnato seriamente a costruire un'alternativa al governo delle destre.
Vedo un Pd che ha scelto di stare responsabilmente ogni giorno nei luoghi di conflitto del nostro paese. Un Pd impegnato a tenere insieme le forze politiche di opposizione a Berlusconi.
Il Partito Democratico ha, infatti, indirizzato subito la rotta coraggiosamente, dichiarando la necessità di dare vita ad un percorso di responsabilità nazionale che esca dai personalismi individuali delle forze politiche che compongono il panorama delle opposizioni, definendo una strategia che porti ad un governo condiviso da queste forze, per dare vita alle riforme di cui necessita il nostro paese, piegato dai conflitti d'interesse del Premier e dall'immaturità politica del centrodestra al governo del paese, come della Regione Lazio.
Questa responsabilità è anche la nostra, non bisogna farsi strumento di chi non ha ancora chiaro questo necessario percorso.
Il Partito Democratico, però, è un partito giovane che, se è vero che ha trovato una sua dimensione nazionale, fatica ancora a trovare una quadra unitaria su molti territori.
E il nostro contributo, deve andare in questa direzione.
C'e' bisogno di noi, dei Giovani Democratici. C'e' un lavoro faticoso da fare che deve vederci tutti impegnati, nella costruzione di un percorso fatto di presenza sul territorio, per scardinare quell'odioso modello culturale di cui si parlava anche nella vostra lettera.
Quel modello che ha lasciato credere a molti giovani che il successo facile sia praticabile davvero come scelta di vita: l'importante é sapere svendere se stessi. Quel modello che, al contrario, ha rassegnato una generazione alla condizione di precarietà come condizione generale di vita e che l'ha allontanata dalle istituzioni, dalla politica e molto spesso l'ha portata via dall'Italia.
A questi giovani noi dobbiamo parlare trovando gli strumenti per sovvertire quest'impostazione e far rifiorire il senso civico dell'impegno e della difesa di diritti che per noi non sono negoziabili.
Con voi, Giovani Democratici di Tivoli, che scegliete di restare in questo percorso e con i Giovani Democratici del Lazio, costruiremo le condizioni affinché questo partito non subisca perdite se non dopo seri e condivisi momenti di riflessione e confronto.
Ma costruiremo soprattutto le condizioni per realizzare quella che noi definiamo la “nuova battaglia” politica del nostro tempo.
Per ridefinire insieme quel sistema di valori - logoro dagli anni bui del berlusconismo - e aprire una stagione di riscatto del paese e soprattutto di costruzione di un futuro certo per chi, come me, oggi a trent'anni sceglie comunque l'impegno nei Giovani Democratici, piuttosto che la rassegnazione o la scelta facile di abbandonare il campo.
Cari compagni e amici che avete scelto di andare via, siamo certi che questa sfida per il cambiamento noi la vinceremo ed é un dispiacere non potervi avere con noi.
Siate consapevoli che costruiremo comunque le condizioni per aprire un confronto con voi e portarvi a ripensare la vostra decisione.
Cari compagni e amici che avete scelto di restare, é arrivato il momento di guardare i problemi ed affrontarli insieme perché non é più il tempo dei tentennamenti ma é il tempo della coerenza e dell'impegno. Insieme diamoci da fare.
Fraterni saluti,
Sara Battisti
Segretario Regionale Giovani Democratici del Lazio