“La Polverini spinge la Regione verso la stagione dell'intolleranza come metodo di governo. Il pugno di ferro serve a mascherare incapacità gestionale e debolezza politica. I problemi sociali che stanno vivendo i cittadini alla ricerca di un’abitazione, un lavoro, un reddito minimo che consenta loro di sopravvivere e che li porta in piazza a manifestare non possono essere liquidati semplicemente con prove di forza e impuntature. La Presidente si assuma le proprie responsabilità. Nel bilancio presentato c'è la cancellazione del reddito minimo. Si è scelto di lasciare senza risorse 8000 persone. Oggi ci sono ancora sette persone sul tetto della Regione Lazio. Il fatto che chiedono di parlare con la Presidente è un loro diritto ed è dovere della Polverini riceverli. Non può mandare assessori eletti da nessuno, è comprensibile che i cittadini non li riconoscano come interlocutori. Nessun presidente di Regione si è mai comportato in questo modo inutilmente arrogante. Proprio oggi la Polverini ha istituito un posto di polizia nella sede della Giunta regionale. Una misura che sa di provocazione e che acuisce le distanze tra cittadini e istituzioni. E' assurdo impegnare uomini delle Forze dell'ordine, invece che sul territorio, a fare la guardia alla presidente contro sindaci e cittadini. Così la Polverini rischia di trasformare il suo incarico in un problema di ordine pubblico”.