''La nomina di un commissario politico per il Pd del Lazio e' un atto estremo e pesante, che colpisce l'autonomia e la vita democratica del partito regionale. Un partito che vive una crisi politica, ma che nonostante tutto non merita questa scelta''. Cosi' il responsabile di Area democratica nel Lazio, Roberto Morassut, commenta la decisione della segreteria nazionale di nominare come commissario del Pd regionale il senatore Vannino Chiti. Morassut non mette in discussione la personalita' scelta per ricoprire l'incarico, ma le modalita' della decisione di commissariare. ''Chiti - dice - e' una persona e un dirigente di valore, che merita il pieno rispetto e la stima di tutti. Ma non e' questo il punto. Il Pd Lazio - aggiunge - ha di fronte a se' tre urgenze: riprendere l'iniziativa politica, rianimare la vita democratica attraverso lo svolgimento dei congressi provinciali e svolgere elezioni primarie per individuare il nuovo segretario, cosi' come stabilito da due sessioni dell'assemblea regionale dei delegati. Questi compiti potevano e possono essere adempiuti attraverso un autonomo processo locale''. ''L'intera Area democratica del Lazio - sottolinea il deputato del Pd - aveva chiesto ai dirigenti nazionali di fissare una data certa per le primarie, rispettando il mandato democratico dell'assemblea e l'autonomia regionale, che e' fondamentale. Purtoppo si e' risposto con un atto unilaterale''. ''Mi auguro e conto che con Chiti sia possibile ragionare serenamente - conclude Morassut - Tuttavia questo non toglie che sia stato compiuto un atto non giustificato e inutilmente autoritario. Si e' ferito un chiaro mandato democraticamente espresso a favore dello svolgimento di elezioni primarie, cosa della quale oggi non c'e' alcuna certezza''.