“Personalmente di Luigi Petroselli ho il ricordo che può avere un ragazzo di allora, che dopo alcuni anni di militanza nella FGCI (la Federazione dei Giovani Comunisti)con gli studenti medi decise a 17 anni di iscriversi al Partito Comunista proprio il giorno della morte del Sindaco”. Lo ha detto Roberto Morassut, segretario del PD Lazio, commemorando il 28° anniversario dalla scomparsa del sindaco più amato dai romani.
“Nonostante provenisse da una Provincia – ha proseguito Morassut - Petroselli si impose a Roma sia nel partito che come Sindaco. Un percorso non facile, né allora, né oggi. Petroselli, pur di origine viterbese, seppe legarsi in modo profondo a Roma. Fu capace di cogliere con sensibilità ed acutezza il senso comune dei ceti popolari della Roma di allora (una Roma che nel tempo si è persa), ne individuò le potenzialità democratiche (anche se quelle classi popolari erano esposte per loro natura a richiami reazionari) e seppe mobilitarle. Cosa non facile per un romano, figurarsi per uno che veniva da fuori. Nonostante fu sindaco per un periodo breve, solo due anni, tutti, anche i più giovani, lo ricordano come IL SINDACO.
La sua figura scavalca, oggi come allora, le generazioni e le appartenenze politiche. Un fatto incredibile se si pensa a come oggi la società moderna divori tutto e tutti in un batter di ciglia. Petroselli cambiò il modo di intendere il rapporto tra primo cittadino e i romani. Più diretto. Più esplicito. Più basato su una fiducia alla persona e meno filtrato dai partiti. Ci vollero oltre 10 anni perché si istituzionalizzasse, attraverso la riforma dell’elezione del Sindaco, quello che nei comportamenti concreti Petroselli aveva già incarnato. Un sindaco, prima ancora delle forze politiche che lo sostengono, è il sindaco dei suoi concittadini. È prima di tutto il sindaco della sua città, cui va la sua dedizione, il suo impegno, la sua lealtà. Poi vengono i partiti, che sono importanti, certo, ma vengono dopo. E questo Petroselli fu il primo a capirlo”.
“Per questo – conclude Morassut - ogni volta che si torna, col ricordo, alla figura di Petroselli si prova una grande emozione. Io provo una grande emozione. Come il 7 ottobre 1981, quando diciassettenne mi iscrissi al Partito Comunista Italiano. E la mia vita cambiò”.