"Io non parteciperò al ballottaggio, la mia mozione si asterrà". Lo ha affermato il segretario uscente del Pd Lazio, Roberto Morassut. La scelta di Morassut, presa ieri sera, ha questa mattina consacrato Alessandro Mazzoli nuovo leader del Pd Lazio. "C'erano le condizioni per tentare strade diverse - spiega Morassut - per numeri e contenuti, un'intesa legittima e democratica nella direzione di un'intesa tra mozioni che si riconoscono nello spirito del Lingotto e che insieme hanno preso il 56% dei voti. Ma non l'abbiamo percorsa perché c'è stato un voto popolare. Mazzoli ha ottenuto il 44,4% un risultato che non giustifica l'applicazione e diretta del 'Lodo Scalfari'. Ma c'è un voto popolare e chi si batte per questi principi non può non considerarlo. La nostra è un'astensione responsabile ed attiva, ma non si tratta di un voto a favore perché non si può costruire su patti organigrammatici ma sulla politica. In questi giorni molta politica non c'è stata perciò, mentre ringraziamo Mazzoli per le aperture alle nostre proposte, lo sollecitiamo a lavorare per l'unità del partito perché le aperture possono anche essere solo cortesia". I punti che Morassut ha toccato nel suo intervento hanno avuto al centro: sanità "ricollocare il rapporto tra la politica e le nomine dirigenti. No al nucleare. Lavorare per una legge regionale che riduca i tempi lunghi nei quali si stanno infiltrando organizzazioni criminose. Servirebbe una grande manifestazione contro le mafie". Affrontare la crisi economica, "dando aiuti che facciano respirare le aziende ed i laboratori". Parlare di questione morale "per la credibilità della classe dirigente, non più di due mandati, anagrafe degli eletti, per scongiurare la totale assenza di conflitti d'interesse". Infine, un partito che sia "mescolanza tra laici e cattolici, che metta al centro l'uomo, la vita, la famiglia", una forte opposizione "chiara, netta e definita in Campidoglio, contro la giunta Alemanno", e primarie per eleggere il candidato per la presidenza del Lazio.