“Confermo quanto detto ieri al Capranica e lo preciso ulteriormente: siamo in un congresso che non è quello del vecchio PCI e le cose bisogna dirsele chiaramente salvo poi, spero, costruire insieme una linea comune e condivisa. A Roma, oggi, vi sono due modi di praticare l’opposizione, una netta e chiara, l’altra consociativa”. Lo dichiara Roberto Morassut, segretario del PD Lazio. “Credo che in questo anno e mezzo – prosegue Morassut - il partito di Roma abbia avuto una condotta troppo statica sia nell’iniziativa politica sia in quella consiliare. Il gruppo è un gruppo straordinario, ma chi lo guida ha scelto una linea di contatto e trattativa con la Giunta vedi il caso Acea. Alemanno ha riportato drammaticamente indietro Roma. Vorrei capire se si condivide questa valutazione. Vorrei capire perché lo stesso Bersani ha recentemente espresso giudizi critici timidi su Alemanno e mi piacerebbe che fosse più netto e non vorrei che in questi timidi giudizi vi fosse un qualche riflesso congressuale teso a sottovalutare l’esperienza di governo del centrosinistra in questi 15 anni. Molte di queste cose le ho già dette in passato”. “Ho lavorato dal livello regionale per dare fiato ai circoli del Lazio. Per farlo, una parte dei sostenitori romani di Bersani mi ha attaccato per plebiscitarismo. Che partito si vuole costruire? – si domanda Morassut - Che giudizio si da dell’esperienza di Roma trascorsa con Veltroni e Rutelli? Che giudizio si da di Alemanno ora? Che tipo di opposizione dobbiamo e vogliamo fare? I temi del congresso a Roma sono questi e vorrei affrontarli apertamente parlando di politica. Senza nulla di personale”.