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Il 26 novembre 2015 presso il Teatro Due, a Roma, si è tenuto il Convegno “Accordo sul clima Parigi 2015: una sfida per il futuro” a cura della “Commissione Ambiente e Agricoltura” del PD Lazio e del gruppo PD alla Regione Lazio.
Di seguito una breve sintesi degli interventi.
Cristiana ha introdotto i lavori della conferenza dedicata ai temi dell’ambiente del Lazio anche in previsione della prossima conferenza internazionale di Parigi sull’ambiente COP21.
“La Conferenza sul clima di Parigi” ha ricordato Cristiana “rappresenta un momento storico per arrivare a un accordo vincolante che impegni tutti i Paesi a limitare le emissioni di Co2 per scongiurare il surriscaldamento globale, a favorire la sostenibilità energetica e a intervenire con nuove leggi che impediscano lo spreco di risorse. Dobbiamo attuare strategie di adattamento e mitigazione per rafforzare la resilienza al cambiamento climatico e ridurre i costi della gestione di tali rischi”.
Avenali ha sottolineato che non è più il tempo delle parole: occorre un impegno congiunto a livello mondiale e concreto a livello locale.
“Il clima proprio come ha detto Papa Francesco è fortemente minacciato – ha proseguito la consigliera regionale – e credo che lo sia soprattutto dalle attività umane che nell’ultimo secolo hanno favorito un aumento pericoloso della temperatura globale”.
Infatti in base al “Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change”, nell’ultimo secolo (1905-2005) la temperatura media della Terra è aumentata di 0,74 °C, mentre nei decenni precedenti al 1950 è aumentata a un tasso medio inferiore allo 0,06 °C per decennio.
Secondo molti studi sul tema, entro la fine del XXI secolo l’aumento della temperatura media globale potrebbe raggiungere i 4 gradi. Gli impatti sarebbero devastanti in particolare per i Paesi più poveri con conseguenze di sfollamento e ondate migratorie, i cosiddetti “climate refugees”. “Ribadisco ancora una volta l’importanza di un Green Act per l’Italia e per la nostra Regione, percorso sul quale sto lavorando con un complesso di proposte legislative e interventi, intesi come indirizzo per azioni concrete e investimenti da fare per fronteggiare il dissesto idrogeologico, promuovere la mobilita’ sostenibile e l’utilizzo di fonti alternative e assicurare una corretta gestione dei rifiuti” ha concluso Cristiana Avenali.
Riccardo, fisico e membro del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), fa parte del panel di studiosi dell’IPCC che nel 2007 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace per l’impegno nel diffondere conoscenza sui problemi climatici.
Nel suo intervento Valentini ha ricordato la cause del riscaldamento globale: prima fra tutte il consumo energetico che concorre circa al 75%.
L’agricoltura e gli allevamenti intensivi sono responsabili al 14%.
In questa situazione, ha detto Valentini “oggi siamo noi gli orsi polari” perché a causa di inondazioni, siccità, ondate di calore e violente tempeste tropicali il cambiamento climatico non minaccia solo gli orsi polari, simbolo iconico della continua riduzione dei ghiacci artici, ma ha un profondo impatto anche sugli esseri umani con effetti che si intensificheranno a meno che non si riducano le emissioni di gas serra.
Secondo Valentini dobbiamo rendere l’energia pulita, in particolare quella elettrica, usando il solare e gli accumulatori e dobbiamo rendere le case efficienti, fare in modo che non disperdano energia termica.
Anche i mezzi di trasporto influiscono sulla temperatura globale: bisogna utilizzare sempre meno le auto, preferire i mezzi pubblici e la bicicletta.
“È necessario rivedere il modo in cui viviamo” ha sottolineato Riccardo “perché il cambiamento necessario non è tanto tecnologico quanto sociologico”.
Bisogna ripensare il nostro modo di stare insieme, la distribuzione della ricchezza, il modo in cui garantiamo diritti a tutti.
Secondo Riccardo, “questo è un momento alla Sliding Doors, in cui cambiando un dettaglio si cambia il finale. La politica ci chiedeva un dato preciso per capire il limite di sostenibilità, e noi l’abbiamo fissato a 2°C. Alcuni modelli mostrano che se si alzasse la temperatura a 3°-4°C si scioglierebbe la Groenlandia, producendo un innalzamento dei mari che metterebbe a rischio la vita di 100 milioni di persone. Se la temperatura dovesse alzarsi a 5°-6°C, un modello ipotetico che può diventare plausibile se la popolazione continua ad aumentare e le economie emergenti continuano a usare energie fossili, ci sarebbe la terza estinzione di massa delle specie animali e vegetali”.
Dopo gli interventi di Avenali e Valentini ha avuto luogo una “tavola rotonda” con la partecipazione di amministratori locali, docenti universitari, esponenti politici tra i quali: