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SI PUO' GOVERNARE ROMA SOLO SE LA SIA AMA. LUIGI PETROSELLI, L'OMAGGIO DEL PD

Di
Redazione PD Lazio
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di Ambra Murè (Paese Sera) “Si può governare Roma solo se la si ama”. A 30 anni esatti dalla sua morte, il Partito democratico ha voluto ricordare Luigi Petroselli con queste parole. Le sue. Lui, l’etrusco (così soprannominato perché nato a Viterbo da un padre tipografo), che fu il primo sindaco comunista della Capitale, morì a 49 anni facendo quello che aveva fatto per tutta la sua vita: parlando di politica al Comitato Centrale del Pci. Era il 7 ottobre 1981. Appena due anni prima i romani l’avevano scelto per guidare Roma nel momento buio del piombo e del terrorismo. Due anni che sono riusciti a lasciare un segno indelebile nella città. “Ancora oggi - dice Walter Ventroni - qualsiasi romano che abbia vissuto in quegli anni, quando sente nominare Petroselli, si toglie il cappello”. E c’è da crederci se anche uno come Francesco Storace ebbe a definirlo il migliore sindaco della città degli ultimi cento anni.

L’omaggio del Pd. In occasione del trentesimo anniversario della sua scomparsa, i Democratici hanno voluto ricordarlo, indicandolo come un “punto di riferimento” da tenere ben presente, specialmente in un momento come questo. Talmente presente da intitolargli la Sala Convegni del partito in via delle Sette Chiese. Una scelta che, come ha precisato il commissario del Pd Lazio, Vannino Chiti, non equivale a un’iscrizione “forzata” al partito, trent’anni dopo la sua morte, ma è solo il frutto di una constatazione: “nell’esperienza di Petroselli noi riconosciamo una delle radici importanti che costituiscono il Pd”. Innanzitutto per il suo “grande impegno politico” e poi perché, nell’agosto del 1968, “fu uno dei pochi a condannare l’intervento sovietico a Praga”. Il problema, riconosce il segretario del Pd di Viterbo Andrea Egidi, adesso sarà “essere coerenti con questa scelta”. Una bella responsabilità.

Valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma, nuova edilizia sociale, abbattimento dei borghetti e risanamento delle periferie. Tutto questo unito a un sostegno pieno e convinto a quelle prime “estati romane” che riportarono per strada la gente negli anni in cui, come ha ricordato Veltroni, “quasi ogni giorno contavamo un morto ammazzato dal terrorismo, a destra come a sinistra”. Ecco l’eredità, l’esempio che Petroselli lascia oggi al Pd (e non solo). Ecco la ragione per cui lui, “partito come un uomo di parte, è stato infine riconosciuto come il sindaco di tutti”. Oggi come allora. Alla cerimonia erano infatti rappresentate tutte le varie anime democratiche: ex comunisti, ex democristiani ed ex socialisti. In prima fila l’amata moglie Aurelia e il “compagno” Tonino Lovallo, che gli fece da “segretario” dopo che, nel 1972, una trombosi lo lasciò leggermente claudicante.

Il ricordo di Walter Veltroni. Particolarmente commosso il ricordo dell’ex sindaco Walter Veltroni, che in Petroselli ebbe non solo un amico, ma anche un maestro e un modello. Di “Gigi”, come lo chiama lui, “oggi tutti noi rimpiangiamo la straordinaria passione politica”. E di più. La sua stessa vita, che “è rimasta nell’aria come ossigeno da respirare”.

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